“Punta Sacra” – #Lunedì Cinema – Rassegna Diritti/Rovesci @CTMO

Quando:

28/02 • 21:00 - 23:00

Dove:

Cinema Teatro Magda Olivero
Via Palazzo di Città, 15, Saluzzo


Il racconto di una comunità guerriera e della propria terra di cui nessuno ha saputo intuire la bellezza

di Francesca Mazzoleni (2020)

CATALOGO UCCA – L’italia che non si vede 2022

Diritti e Rovesci

“Sta a uscì fòri casa de Nadia”. È una delle prime battute pronunciate da Franca, la pasionaria dell’Idroscalo, la Anna Magnani di Punta Sacra, e in questa manciata di parole, sospirate davanti a resti di stracci e oggetti restituiti dal mare, c’è già tutto il manifesto del documentario di Mazzoleni, sincopato racconto per capitoli su un mondo ontologicamente al limite – alla foce del Tevere, alle soglie della Capitale, in bilico sul mare.

C’è innanzitutto il senso di qualcosa che si porta via all’improvviso un pezzo di vita, come un’onda che travolge senza preavviso la spiaggia, e che restituisce alla terra scomposti avanzi capaci di risvegliare, per metonimia, memorie e ricordi in chi li ha vissuti.

Uno strappo brutale, come quello subito dalla comunità dell’Idroscalo di Roma, autonominatasi “Punta Sacra”, quando nel 2010 per effetto di un’ordinanza dell’allora sindaco Gianni Alemanno, furono sgomberate da centinaia di poliziotti le case costruite dagli occupanti nel corso degli anni Sessanta.

Case abusive come quella di Nadia, che la gente di Ostia chiamava baracche, abitate dagli occupanti quando erano solo quattro mura senza tetto: “Ci chiamano i cani sciolti, i baraccati, i brutti sporchi e cattivi”, spiega con un sorriso amaro Franca, mai scesa dalle barricate (“È ‘n attimo che se rimettemo l’elmetto”), con la maglietta del Che addosso e un grande amore per Pier Paolo Pasolini, che proprio all’idroscalo, nel novembre del 1975, trovò la morte. “Non a Punta Sacra”, precisano gli abitanti, per i quali il poeta è parte di un bagaglio di ricordi ancora fresco e non filtrato, ma “alla Lipu” – l’oasi naturalistica sorta negli anni Novanta, proprio alla foce del Tevere, sui resti di quella disgraziata discarica.

Insieme trauma e atto fondativo, data a partire dalla quale segnare un “prima” e un “dopo” a Punta Sacra, lo sgombero del 2010 è il punto di partenza per il racconto di una comunità – poco più di 500 famiglie – che da allora lotta per affermare la propria identità. Come “casa de Nadia” è riconoscibile solo agli occhi di Franca nei resti riportati dal mare, così la comunità di Punta Sacra è per i suoi abitanti un territorio preciso, con le sue regole e le sue dinamiche, ma per il resto della città resta una propaggine degradata, una periferia dimenticata, una frontiera da sgomberare per fare spazio alle magnifiche sorti e progressive del Porto Turistico di Ostia.

 

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